"Io sono come voi. Anzi, peggio. Sono troppo intelligente per il mondo, e me ne andrei anche in giro a dirlo; è una malattia incurabile, la mia. Per questo devo essere rinchiuso qui, dove posso comportarmi in modo irresponsabile senza alcun pericolo, senza far del male a nessuno". Poi si avvicinò di nuovo al tavolo, sorridendo agli altri. "Siamo tutti miserabili e buffoni, e siamo al freddo".
"Re Lear", disse serio Stoner.
"Atto terzo, scena quarta", aggiunse Masters. "E così la provvidenza, o la società, o il fato, comunque vogliate chiamarlo, ha costruito per noi questo rifugio, che ci protegge dai venti di tempesta. E' per noi che esiste l'università, per i diseredati del mondo. Non per gli studenti, non per la disinteressata ricerca della conoscenza, né per altre ragioni che sentite dire. Quelle sono una copertura, come quei pochi individui normali, idonei al mondo, che di tanto in tanto accogliamo tra noi. Ma è tutto fumo negli occhi. Come la Chiesa nel Medioevo, cui non interessava un fico secco né dei laici né di dio in persona, ci servono dei pretesti per sopravvivere. E sopravviveremo, perché così deve essere"
John Williams, Stoner, Fazi, 2012