giovedì 24 maggio 2012

il testamento di penni

Penni è nera. Tutta, completamente, nera. E’ la più nera di tutti e fa cose che sembrano strane.
Penni mangia tutto quello che trova, scarpe, libri, giornali, lenzuola. Mangia anche croccantini e riso con carne di manzo. Preferisce il riso con la carne ma in genere non fa tanti complimenti.
 Penni piscia dappertutto, soprattutto sopra i tappeti, soprattutto appena rientra in casa dopo che è uscita a fare la passeggiata con la padrona per pisciare. Ma quale padrona? Penni non ha padroni, è un cane autonomo, Penni scappa appena può e non torna, se non dopo qualche ora, e appena rientra in casa piscia.
Penni non sta mai ferma, dorme poco, soffre d’insonnia, gironzola per casa e mangiucchia quello che trova, ogni tanto piscia.
Penni non sta mai zitta. Parla, ha sempre molte cose da dire, di certo pensa delle cose che noi umani non siamo in gradi di afferrare, ma gli altri cani la capiscono benissimo.
E’ nata da qualche parte a Roma da genitori ignoti, è stata adottata da una famiglia. Tutti si sono subito resi conto che è stata Penni ad adottare loro.
Penni ama andare al mare ma non fa il bagno, ama andare in montagna ma preferisce rincorrere le mucche piuttosto che andar per sentieri, ama la campagna ed è amica delle pecore.
Penni parla, organizza, vede, pensa. E’ diventata sindaco del parco dove si incontra con gli altri cani, ha lottato per allargare lo spazio a loro dedicato, ha costretto il Comune di Roma a mettere una fontanella nuova proprio dentro al parco.
Penni non guida la macchina, si fa accompagnare dalla padrona, Penni vuole sempre andare da qualche parte, è piena di impegni. Deve incontrare questo o quello, deve andare a salutare le pecore in campagna o le mucche in montagna.
Penni vuole costruire un mondo a misura di cane, un mondo dove i cani possano vivere in pace e possano pisciare dove gli pare. Non è sola in questa lotta, ha coinvolto almeno venti cani conosciuti al parco.
I padroni iniziano a preoccuparsi. Sanno che Penni la vede lunga.
Penni non sa scrivere, parla di sé in terza persona e ha dettato queste parole.