La soluzione, alla fine, fu semplicissima. Risultò che dopo aver bevuto la quinta dose occorre mandar giù tutto d'un fiato e in un sol sorso anche la sesta, la settima, l'ottava e la nona, ma idealmente, cioè con la sola immaginazione. In altre parole, con un unico sforzo di volontà, e tutto d'un fiato, si deve evitare di bere la sesta, la settima, l'ottava e la nona.
Fatta una pausa, si abbordi di brutto alla decima. E così come la nona sinfonia di Dvorak, che di fatto è la nona, viene detta convenzionalmente la quinta, fate così anche voi: chiamate convenzionalmente decima la vostra sesta dose e siate pur sicuri che da quel punto in poi vi sentirete rinvigorire e rinvigorire senza incontrare alcun ostacolo, dalla sesta (decima) fino alla ventottesima (trentaduesima), rinvigorire cioè fino al limite oltre cui ci sono solo la follia e l'abbruttimento assoluti.
Vanedikt Vasilevic Erofeev, Mosca-Petuski e altre opere, Feltrinelli, 2004