Che niente a volte può essere più scardinante di quella oscura faccenda chiamata amore, che sempre gli umani si dividono in giocatori e no anche se non seduti ai tavoli da gioco e che infine - nell'esistenza come a quei tavoli perdutamente verdi - ogni vittoria finisce per somigliarsi mentre le sconfitte sempre sono diverse l'una dall'altra.
Gianfranco Calligarich, Privati abissi, Fazi, 2011