Marcello aveva imparato presto a scappare dall'ufficio e godersi l'ora d'aria. Si concentrava sugli sguardi delle persone: com'erano diversi da quelli che vedeva in periferia. In centro nascondevano una disponibilità, non un disagio. La linea del trucco segnava gli occhi, non la deformava. Anche i corpi mutavano. La camminata aveva un ritmo marcato, non subiva scosse impreviste. [...] Però man mano, giorno dopo giorno, quel godimento per l'inifinita serie di sguardi che il mondo gli concedeva era diventato frustrazione, perché non c'era un solo sguardo che lui potesse davvero possedere.
Antonio Pascale, La manutenzione degli affetti, Einaudi, 2003